domenica 4 giugno 2017

PSICOLOGIA DI UNA CRISI, OSSIA ASIMMETRIE PERCETTIVE E COGNITIVE: UN PROBLEMA DI FIDUCIA (E DI INTERESSI)?


Può sembrare un titolo oscuro, ma basta leggere questi articoli per comprendere.
https://it.businessinsider.com/blanchard-la-grecia-si-salva-fuori-dalleuro-bruxelles-permetta-allitalia-di-aiutare-le-banche/
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/
Se certe verità vengono sostenute da un povero "nessuno" allora costui è un "ignorante populista" schierato contro l'Europa, ma se a sostenere quelle stesse verità è il Prof. Blanchard del FMI allora c'è qualche speranza d'ascolto tra coloro che (a loro giudizio!) "non sbagliano mai e hanno sempre ragione", salvo poi lasciare alla Storia dimostrare quanto avessero torto!
Non si tratta solo dell'autorevolezza e competenza della "fonte", ma si tratta di un problema di preconcetti e di convenienza.
I preconcetti non ci rendono liberi; né nella percezione e tanto meno nella cognizione. Molto spesso ai preconcetti si aggiungono mere questioni di interesse di parte e soprattutto di fiducia nei confronti degli interlocutori.
Ciononostante si stenta a capire la lezione pur continuando a dibattersi in problemi che appaiono irresolubili, ma in realtà potrebbero non esserlo.
Ce n'è abbastanza per reinterpretare "Leon Festinger e la sua teoria della Dissonanza Cognitivaper dare spazio a quelle teorie delle analisi transazionali che interpretano tutto (o quasi) in funzione di convenienze, interessi e remunerazione (financo in termini psicologici e di autogratificazione). 


POPULISMI ED ANTAGONISMI GLOBALI TRA GEOPOLITICA E FANTAPOLITICA?

Vi è contiguità tra due importanti eventi organizzati negli ultimi mesi dall’ISTITUTO  DI SCIENZE SOCIALI  E STUDI STRATEGICI “GINO GERMANI” in merito a temi che riguardano la sicurezza europea  che si sono tenuti a Roma rispettivamente :
    1)      il 27 ottobre 2016,  dal titolo “L’Europa sotto attacco: verso una nuova strategia di sicurezza per fronteggiare un quadro di minacce sempre più insidioso”;
    2)      il 31 maggio 2017,  dal titolo “La strategia d'influenza della Russia in Europa: Mosca e i movimenti populisti europei di destra e di sinistra”. 
In entrambi i casi si è trattato di una riflessione  con analisti, esperti e decision-makers provenienti dalle Istituzioni governative civili e militari, dal mondo economico, dalle università e gli istituti di ricerca, dai mass media esperti europei .
L’intento del primo evento è stato quello di analizzare il quadro delle minacce interne ed esterne che oggi insidiano l’Europa, nonché di definire delle linee-guida di una nuova strategia di sicurezza a livello europeo; nonché  di approfondire i motivi che rendono necessario, per l’Europa, un cambiamento culturale e di visione strategica per poter fronteggiare rischi inediti per la pace e la sicurezza nel Continente, con particolare riferimento a tre crisi di sicurezza interconnesse:
a) la radicalizzazione islamista di settori delle popolazioni musulmane del Continente e la conseguente crescita della minaccia terroristica jihadista;
b) i massicci e incontrollati flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, che comportano notevoli rischi di destabilizzazione sul piano sociale, politico e della sicurezza;
c) la sfida di una Russia revisionista all’ordine di sicurezza europeo e il ricorso, da parte di Mosca, agli strumenti del hybrid warfare per ricostituire la propria sfera di influenza nello spazio post-sovietico, minare la coesione dell’UE e indebolire la NATO.
Con il secondo evento si è voluto contribuire a:
d) una più profonda conoscenza e consapevolezza della strategia d’influenza russa in Europa, il cui elemento centrale è il tentativo di sostenere e sfruttare l’onda populista;
e) analizzare i crescenti collegamenti e rapporti di collaborazione tra Russia e movimenti populisti, e valutarne i possibili riflessi sul futuro della sicurezza e della stabilità degli Stati europei;
f) proporre linee-guida per una risposta strategica alle rivolte populiste e al soft power di Mosca in Europa, teso a minare la coesione dell’UE e della NATO, alimentando altresì crescenti problemi di stabilità interna nei Paesi del continente.

Gli spunti di riflessione dell’Istituto Germani (estratti dagli inviti) sono rilevanti e sono stati i seguenti:

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Spunti di riflessione forniti dall’Istituto Germani per il primo evento :
 Il quadro di minacce che oggi insidiano la sicurezza interna ed esterna dell’Europa ha raggiunto un livello di pericolosità senza precedenti dalla fine della Guerra Fredda. Per fronteggiarle adeguatamente saranno necessari un profondo cambiamento di cultura e mentalità da parte delle élites politiche e della società civile in Europa, nonché un ripensamento delle politiche nazionali e dell’UE in molteplici settori, tra cui controterrorismo, immigrazione, politiche estera, della difesa e dell’industria militare, politica economico-finanziaria. Tre diverse crisi, tra loro interconnesse e in continua evoluzione, stanno creando uno scenario di rischi inediti per la pace e la sicurezza in Europa:
1) Un Medio Oriente destabilizzato dal collasso di numerosi Stati e dall’espansione di movimenti jihadisti (sostenuta da alcuni Stati del Golfo Persico) continua ad alimentare fenomeni di radicalizzazione islamista all’interno delle popolazioni musulmane in Europa, accrescendo così la minaccia terroristica nel Vecchio Continente.
2) Massicci e incontrollati flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente creano crescenti problemi di sicurezza e stabilità in Europa, tra cui l’espansione all’interno delle città europee di “zone franche” di fatto fuori dal controllo delle Autorità, tensioni interetniche e inter-religiose spesso violente, e l’ascesa di partiti e movimenti politici di estrema destra.
3) Con l’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina orientale la Russia ha sfidato apertamente l’ordine europeo di sicurezza, impiegando le armi della “guerra ibrida” per ricostituire una propria sfera d’influenza nello spazio post-sovietico. Mosca mira inoltre a sfruttare la crisi politica profonda che ha investito l’Europa per minare la coesione dell’UE e indebolire la NATO. Secondo alcuni analisti, peraltro, l’intervento militare russo in Siria avrebbe destabilizzato ulteriormente la situazione in Medio Oriente, aumentando i flussi di profughi verso l’Europa. I governi europei e la stessa UE si trovano, per molti aspetti, impreparati ad affrontare in modo efficace questo nuovo scenario di minacce. Ciò si deve a scelte politiche molto discutibili, compiute da diversi Stati europei negli ultimi due decenni, che hanno finito per indebolire la loro capacità di tutelare la propria sicurezza nell’attuale turbolento scenario geopolitico. Come ad esempio l’aver lasciato che le capacità militari del Vecchio Continente subissero un grave declino, anche in conseguenza di costanti tagli di bilancio, proprio in una fase storica in cui lo strumento militare andava assumendo crescente importanza nelle relazioni internazionali.
 Altri errori strategici, ripetuti negli anni, hanno aumentato le vulnerabilità degli Stati europei nei confronti di minacce sia interne che esterne. Tra questi vanno menzionati :
-   la sottovalutazione dei gravi rischi di destabilizzazione sociale e politica connessi all’immigrazione irregolare (soprattutto in tempi di crisi economica);
- la mancata attuazione di una rigorosa politica di repressione e contrasto nei confronti dell’ideologia salafita, la cui diffusione in seno alle comunità musulmane in Europa è stata per anni tollerata;
- la mancata creazione di una agenzia di intelligence europea specializzata nella lotta al terrorismo, all’estremismo violento e all’eversione.
 L’UE, dal canto suo, si è finora dimostrata poco efficace nella gestione dei crescenti problemi di sicurezza del Continente, a causa di molteplici fattori, tra cui una mancanza di visione comune tra gli Stati membri su quali siano le più importanti minacce da contrastare. Non a caso, l’attuale crisi politica dell’UE, soprattutto dopo Brexit, sta spingendo alcuni Stati membri a tentare di rinazionalizzare le proprie politiche di sicurezza, il che rappresenta una risposta parziale e inadeguata.
 Per evitare che gli Stati del Continente perdano progressivamente la capacità di proteggere i propri cittadini - e di esercitare la propria sovranità nel rispetto dei valori della democrazia liberale - occorre una nuova strategia di sicurezza a livello europeo, di carattere olistico e multidimensionale. Tale strategia, fondata su un’analisi chiara e condivisa delle principali minacce, dovrebbe essere tesa a potenziare sempre di più le capacità europee di resilienza, deterrenza e difesa.

Spunti di riflessione forniti dall’Istituto Germani per il secondo evento :
Negli ultimi anni i movimenti di protesta populisti – o “anti-sistema” - sono diventati una forza sempre più rilevante sulla scena politica europea. Essi sono caratterizzati da: 1) un orientamento “sovranista” e contrario alla globalizzazione; 2) l’ostilità nei confronti delle élite politiche ed economiche – l’”establishment” - dei vari paesi e dell’Unione Europea, viste come corrotte e incompetenti; 3) la volontà di contestare e delegittimare i valori e le norme fondamentali della democrazia liberale. Come è stato evidenziato da diversi esperti, la crescita della rivolta populista potrebbe destabilizzare i regimi democratici del continente, determinando una pericolosa “ri-nazionalizzazione” degli Stati che manderebbe in frantumi l’UE e il legame transatlantico. Il che avrebbe ripercussioni imprevedibili sul piano della sicurezza e la stabilità. La sfida destabilizzante alle democrazie europee, insita nei movimenti populisti, viene accresciuta e resa ancora più complessa dai legami, spesso molto stretti, fra la Russia (sempre più determinata a recuperare lo status di potenza globale) e i partiti populisti del continente. La maggior parte di questi hanno un orientamento decisamente filo-Cremlino e ne condividono l’ostilità verso l’ordine internazionale liberale guidato dall’Occidente e l’”interventismo occidentale” nei più diversi scenari geopolitici. L’onda populista nel continente, perciò, è diventata un fattore rilevante nella contrapposizione geopolitica tra Occidente e Russia. Per comprendere perché i movimenti “anti-sistema” abbiano voluto instaurare forti legami e rapporti di collaborazione con Mosca occorre considerare le evidenti affinità ideologiche tra le forze populiste – sia di destra che di sinistra - e la Russia di Putin. I populismi di destra sono attratti dalla nuova ideologia del Cremlino, nazionalista, eurasista e conservatrice sotto il profilo sociale e culturale, la quale esalta la sovranità nazionale, la difesa dei valori tradizionali e cristiani, l’autoritarismo politico, il rifiuto del sistema di valori dell’Occidente secolarizzato, percepito come decadente e nichilista. Inoltre, i populismi di destra tendono a ravvisare nel regime di Putin un modello di leadership forte e autoritaria, nonché a considerarlo un alleato prezioso nella lotta all’Islam radicale, nella resistenza alla secolarizzazione delle società contemporanee, nel contrasto alla globalizzazione economica e nel recupero della sovranità e dell’identità delle Nazioni. I populisti di sinistra condividono con gli ideologi del Cremlino una visione molto negativa della globalizzazione e dell’ordine mondiale capitalistico dominato dagli USA. Sia la destra che la sinistra populista tendono a percepire la Russia come indispensabile contrappeso geopolitico al potere globale statunitense. La forza di attrazione ideologica esercitata dal regime russo sui movimenti di protesta anti-sistema – così come la presenza di diversi obiettivi politici comuni (come la delegittimazione dell’UE e dell’Alleanza Atlantica) – hanno portato a una crescente collaborazione tra Mosca e forze populiste.
La Russia ovviamente non è la causa della rivolta populista, la quale viene alimentata da problemi reali – di carattere socio-economico, identitario e di sicurezza - che affliggono settori molto estesi delle società europee. Problemi ai quali le élite del continente non hanno ancora saputo offrire valide soluzioni. Mosca , tuttavia, ha scelto di sostenere l’onda populista perché la ritiene funzionale al perseguimento di tre obiettivi strategici: 1) indebolire ed eventualmente disgregare l’UE e la NATO (che Mosca percepisce come insidie non solo per le proprie ambizioni geopolitiche ma anche per la propria sicurezza e stabilità); 2) aumentare l’instabilità socio-politica interna dei paesi europei e fomentare tensioni tra Stati dell’area euro-atlantica; 3) alimentare la sfiducia dell’opinione pubblica in Europa nei confronti della democrazia liberale e dei valori fondamentali della “società aperta”. Mosca, inoltre, spesso si serve delle forze populiste per amplificare le proprie campagne di disinformazione, influenzare il dibattito politico in Europa a proprio favore, esercitare pressioni nei confronti dei governi nazionali e dell’UE in merito a questioni particolarmente importanti per la Russia. Il Cremlino ha altresì utilizzato diversi partiti populisti per legittimare, a livello internazionale e talvolta anche interno, le proprie scelte di politica estera (ad esempio, nel marzo 2014, in occasione del referendum in Crimea, vari esponenti politici della destra populista europea si recarono sul posto come osservatori, mentre l’OSCE non ne inviò alcuno). Il sostegno offerto a movimenti populisti di destra e di sinistra s’inserisce in una più ampia strategia russa di influenza e soft power in Europa, perseguita mediante strumenti quali campagne di disinformazione (che sfruttano le più innovative tecnologie informatiche e i media digitali), pressioni energetiche, attacchi cibernetici , investimenti in settori strategici dell’economia, instaurazione di rapporti di affari con esponenti delle élite politica ed economica, finanziamenti a favore di think tank e istituti culturali. Le élite europee non hanno ancora dato una risposta efficace alla rivolta populista e al sostegno ad essa offerto dalla Russia. Una tale risposta non potrà prescindere dalla formulazione di politiche innovative in diversi campi (economia, sicurezza e ordine pubblico, immigrazione irregolare, lotta alla corruzione diffusa tra le élite, etc.) finalizzate ad aggredire i problemi e i disagi che alimentano i movimenti “anti-sistema”. Sul piano culturale, della comunicazione e dell’istruzione si rende sempre più necessaria una strategia atta a difendere i valori e le norme della democrazia liberale dagli attacchi delle forze populiste tesi a delegittimarli e screditarli. Il contrasto alla propaganda populista dovrà essere accompagnato dalla messa in atto di adeguate contromisure nei confronti della disinformazione russa, quali la sensibilizzazione dell’opinione pubblica al problema, la rivelazione pubblica di specifiche operazioni disinformative, la diffusione di una “contronarrativa” atta a controbattere le campagne comunicative del Cremlino tese a minare la fiducia della popolazione nella democrazia liberale e ad alimentarne l’ostilità nei confronti dell’UE. Infine, sarà necessario rafforzare le attività di counterintelligence e altre misure volte a contrastare i finanziamenti esteri occulti a favore di partiti politici e qualsiasi forma di ingerenza destabilizzante nei processi politici dei paesi europei.

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Qualche commento
Gli interventi nel secondo convegno sono stati tesi a fornire al Prof. Germani commenti sollecitati al pubblico. Ecco alcune risposte, per esempio:
·         
“   Il modello delineato certamente si adatta ai paesi dell’est europeo (ex Comecon compresa la Germania dell’Est), ma non sembra applicabile ai paesi del Sud Europa dove i populismi trovano alimento da una evidente divergenza tra l’Europa Unita desiderata (dal popolo e dai padri fondatori) e l’Europa di fatto realizzata”.

oppure:
·        
“    "L’adombramento dell’ipotesi di un crescendo di una vera e propria internazionale nera che mira alla caduta delle democrazie liberali  tradizionalmente intese.”

E’ difficile dire se sia casuale che in data 1/6/2017, a valle dell’ultimo evento, importanti giornali nazionali abbiano riportato la seguente notizia “La Germania prepara un esercito Ue guidato dalla Bundeswehr” (vedasi link seguente)
Ad ogni modo, le critiche all’Istituto Germani non si sono fatte attendere, vedi ad es.
ma le posizioni dell’Istituto Germani sembrano trovare altrove qualche conferma, vedi ad esempio
Non è comunque una novità che “nel lungo periodo il grande sogno geopolitico del nazionalismo russo sarebbe quello di sostituire all’Unione europea alleata con gli Stati Uniti una nuova Eurasia che vada dalla costa atlantica dell’Europa a Vladivostok (Eurasia), e di cui la Russia sarebbe egemone”.
Occorre ricordare che sin dall’inizio degli studi di geopolitica si sosteneva da più parti, in Europa, che avrebbe dominato il Mondo chi fosse riuscito a dominare sull’Eurasia.

Pertanto, le tesi orwelliane andrebbero rilette alla luce dei moderni fatti geopolitici? 

martedì 30 maggio 2017

L'ESPERIENZA DELLA CASSA DEL MEZZOGIORNO: L'ESIGENZA DI DISCERNIMENTO PER UNA VERITA' STORICA

UN ESTRATTO DA :
On line il Quaderno monografico SVIMEZ numero 50 "Il Mezzogiorno nella storia economica d'Italia. Una questione aperta" 
http://win.svimez.info/alert_acs/acs1.html
il ritardo del Sud non è un destino cinico e baro della storia, ma dipende piuttosto da precise scelte politiche, compiute o mancate. 
Con il recupero dell’Archivio della Cassa del Mezzogiorno si rende disponibile un prezioso materiale storico e si forniscono efficaci strumenti di ricerca per una più approfondita riflessione sullo storia, per molti aspetti controversa, della Cassa. Controversa perché il ruolo della Cassa è stato a lungo sminuito o negato da una vulgata, e anche da una letteratura, che la presentava come il simbolo dell’assistenzialismo più retrivo o, nei casi migliori, come un esempio di inefficienza e di sprechi. Un ruolo che, invece, si sta ampiamente rivalutando alla luce degli studi fondati sulle nuove fonti rese disponibili dalla Banca Mondiale e dall’Archivio storico della Cassa stessa. 
Non a caso, il citato volume curato dalla SVIMEZ nell’ambito del progetto ASET, si apre proprio con l’importante riflessione retrospettiva che nel 1981 l’ex Presidente della Cassa, Gabriele Pescatore, dedicò a quella esperienza, su quel quarto di secolo del più intenso sviluppo del Sud e della più alta convergenza tra Nord e Mezzogiorno. 
L’esperienza della Cassa di Pescatore, dal momento della costituzione fino alla metà degli anni Settanta, si iscrive, infatti, nella fase magica dello sviluppo italiano ed ebbe una funzione cruciale per efficacia e capacità realizzativa, nel venticinquennio in cui il Sud, per la prima volta nella storia unitaria, contribuì in misura decisiva alla crescita dell’intero Paese e a realizzare il “miracolo economico”. 
Miracolo al quale, parimenti alla Cassa, contribuì anche l’altro grande braccio dell’intervento pubblico che fu il sistema delle imprese a partecipazione statale, IRI ed ENI in testa. Ma la Cassa, con la sua natura peculiare dal punto di vista istituzionale, seppe via via conquistarsi un ruolo centrale, divenendo l’elemento del più ampio complesso di iniziative pubbliche che prese il nome di «intervento straordinario» nel Mezzogiorno. Al successo della prima Cassa diede una forte spinta la natura tecnico – ingegneristica dello strumento, che la mise al riparo da quella deriva politico burocratica che nella fase successiva l’ha snaturata. 
Non a caso, tra il ’50 e il ’74, il Pil meridionale crebbe più che nei precedenti 90 anni unitari. Grazie alla Cassa si affermò un sistema che fu baluardo di un’azione programmata affidata per la sua realizzazione a presidi di personale tecnico di prim’ordine. In definitiva, la Cassa fu un’agenzia esemplare per tutta la fase della presidenza Pescatore e quell’esperienza può essere oggi riconsiderata proprio perché il tema dello sviluppo - e quindi del persistente dualismo -, come problema fondamentale dell’Italia, torni ad avere piena cittadinanza, se si vuole veramente governare l’uscita dalla lunga fase recessiva degli ultimi anni. Partendo proprio dall’assunto che, come negli anni ’50, il Sud è un ingrediente fondamentale della costruzione di un Paese che voglia avere un ruolo in Europa.


TUTTO CIO' ACCADE MENTRE ORGANI DI STAMPA ANNUNCIANO UN PROSSIMO REFERENDUM SULL'AUTONOMIA DELLA REGIONE LOMBARDIA.
http://www.lastampa.it/2017/05/29/italia/politica/maroni-firma-il-decreto-il-ottobre-referendum-per-lautonomia-della-lombardia-njX5zUljq1x45AI0JxGStN/pagina.html

Oh mia patria si bella e perduta!

venerdì 26 maggio 2017

TRATTATO sull’APOCALISSE di Isaac Newton : Interrogativi sulla natura della LUCE e della TRINITA’

Sin dai primi rudimenti di catechismo e lungo tutto il percorso di crescita di un cristiano viene spesso sottolineato il “valore profetico” delle Sacre Scritture e chi si avvicina ad esse ha anche modo di ritrovare fatti, episodi,  rispondenze, analisi che tendono a confermare questo tipo di ermeneutica, al punto di percepire il nesso di continuità, quel filo rosso, quel grande piano salvifico che presenta la tradizione cristiana e sottende la storia dal momento della creazione  sino all’instaurazione del regno messianico. Si tratta di un messaggio sottile, acuto, ma universale, che tutti possono comprendere e che non è nascosto, ma anzi destinato ai “piccoli” che, nella fede, potranno comprenderlo proprio mentre sarà occultato ai “grandi”. Tutto ciò non toglie, però, che punto oscuro di tutta la catena sequenziale che presentano i Libri del Canone è  e resta l’Ultimo Libro.
Il Libro dell’Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento, è veramente un Libro difficile. Un lettore semplice, senza alcuna preparazione teologica, rischia di “perdersi” alla ricerca di un senso sfuggente e che oscilla tra una generica, mera e rigida interpretazione letterale, d’impronta millenarista sulla fine dei tempi, e tante possibili interpretazioni allegoriche, che non si riesce a decidere quanto possano escludere oppure integrare il significato letterale che se ne può cogliere in senso stretto. Viene anche il dubbio se un libro di tali contenuti possa essere destinato a quegli umili di cuore e poveri di spirito esaltati nel Discorso della Montagna o non sia invece destinato, sebbene non in maniera esclusiva, a particolari componenti  oppure agli stessi Pastori del Gregge.
Chi ha ricevuto una formazione tecnico-scientifica e si ponga il problema di comprendere il Libro dell’Apocalisse non può far a meno di far ricorso, alla fine, anche al Trattato sull’Apocalisse di Isaac Newton. Quest’opera del grande scienziato e teologo inglese conduce inevitabilmente ad una interpretazione posta alla base di una storica disputa, ancora oggi presente in una parte del mondo protestante, che vede nell’Apocalisse la caduta della Grande Meretrice identificata con la Chiesa di Roma.
L’argomento di questa breve nota non vuole, comunque, entrare nel merito di questa difficilissima questione, da sempre dibattuta a partire dal momento in cui il cristianesimo riformato si è disperso in tanti rivoli, quanto porre l’accento su una singolare e netta posizione dello scienziato che si scopre nel corso del citato trattato: la negazione della natura trinitaria attribuita al Dio cristiano dal concilio di Nicea; elemento esso stesso di condanna e caduta, secondo Newton, della Chiesa di Roma.
Affascina, però, pensare che proprio Newton che propendeva per una teoria corpuscolare della luce, in contrapposizione con Huygens, che invece propendeva per una teoria ondulatoria, non abbia potuto compiacersi dei risultati cui è giunto, molto dopo, De Broglie nella sua teoria duale della luce, mettendo  praticamente d’accordo le due diverse impostazioni che sembravano contrapposte. La luce, infatti, come è accertato dalla Fisica moderna, in alcuni fenomeni mostra il suo aspetto corpuscolare,  mentre in altri quello ondulatorio. Ma, in entrambi i casi, la luce si manifesta come fenomeno energetico o comunque ad esso riconducibile. Nel caso in cui  emerge l’aspetto corpuscolare della luce entrano in gioco le masse, le velocità delle particelle in interazione; mentre, invece, quando emerge l’aspetto ondulatorio entrano in gioco la frequenza della luce e la costante di Planck. In ogni caso tutte e due le manifestazioni sono riconducibili a energia che si manifesta nell’uno e nell’altro modo.
Oggi in scritti di teologia (vedi ad esempio Michael Mireau (1998) - God the Creator : Developing a Trinitarian Understanding of Creation) si sostiene che lo Spirito (amore che esprime il legame trinitario) è il potere unitivo all’interno della creazione e lo spazio in cui le creature restano distinte una dall’altra; si parla, in maniera esplicita ma analogica, del lavoro dello Spirito come campo di forza che tutto permea e che mantiene ogni parte dell’intera creazione in uno stato di mutua interazione per condurla verso i propri fini. Tutto questo appare molto convincente nella sfera macro della realtà, ma appena si giunge al livello micro, la natura della luce riaffiora e allora ci si domanda se non sia lecita anche qui una esplicita analogia esplicativa della natura trinitaria. La particella di luce, il suo relativo pacchetto di onde e l’energia che essi esprimono, non possono ben rappresentare una triade di un’unica natura (energetica) pur restando tre distinte entità intimamente connesse?
Newton -  che taluni, per tracciarne ed enfatizzarne i tratti, hanno esageratamente paragonato ad un teologo che incidentalmente si occupava di fisica – se fosse vissuto ai nostri tempi si sarebbe certamente occupato di questi argomenti e chissà se le sue argomentazioni intorno alla Trinità non sarebbero mutate?



domenica 30 aprile 2017

SOFISMI E MODELLI EURISTICI SU UNA PRESUNTA REALTA’ DUALE

Estratto da una lettera ad un amico mai riscontrata

Nel corso del nostro incontro ti ho ascoltato con molta attenzione mentre sostenevi, sulla base di una scientifica visione duale della realtà, che necessariamente l’Essere deve “contenere” il positivo ed il negativo insieme, ovvero l’Essere ed il suo contrario Non Essere.
Ti ho ascoltato e non ho potuto obiettare, perché oggettivamente la materia e noi stessi conteniamo cariche di entrambi i segni; ma, anche perché, da ipotesi scientifiche sappiamo,  che l’universo intero potrebbe esistere solo  perché prevale la materia sull’antimateria – anche se di poco – dal momento che, come qualcuno sostiene, per effetto di “una fluttuazione quantistica”, il cosiddetto “vuoto ( mare di Dirac)” ha prodotto il Big-Bang, ovvero la creazione dello spazio-tempo e tutto ciò che esso contiene.
Ciononostante, l’idea duale, che può sembrare “oggettiva”, stona un poco con insegnamenti teologici correnti! Mi sono, poi, imbattuto per caso nel “De Casu Diaboli” di S. Anselmo da cui ho estratto questo pezzo che ti invio, perché mi piacerebbe sentire quali siano le tue obiezioni alla tesi che sostiene.
Ti segnalo che, a mio modo di vedere - seguendo l’ipotesi del Punto Omega  del Prof.  J.F. Tipler  (vedi Fisica dell’Immortalità e Fisica del Cristianesimo dello stesso autore – ediz. Mondadori) come :
Essere =  fine teleologico di ogni onda/particella dell’universo la cui esistenza nello spazio-tempo è modulata dall’Essere stesso -
 l’impostazione di S.Anselmo non sembra affatto erronea. Che ne pensi? A me non sembra un “sofisma”.(Scusa se il pezzo è in inglese – facilmente comprensibile - ma non dispongo di una versione in Italiano).
……………………………………………………….
But if you consider existing things: when they pass to not-being,
God does not cause them not to be. For not only does no other
being exist except by His creating, but also a being cannot at all
remain what it was made except by His conserving. Therefore,
when He ceases to conserve what He has created, then that thing
which existed returns to not-being, not because He causes it not to
be but because He ceases to cause it to be. For when as though angered,
God removes being by destroying something, not-being is
not from Him. But when He reclaims as His own what He had bestowed,
then that thing which was created by Him, and by Him was
being conserved in existence, returns unto not-being, which it had
not from Him but from itself before it was created. For example,
if from someone you reclaim a tunic which you willingly gave for
a while to him, who was naked, he does not have his state of nakedness
from you; but when you reclaim what was yours, the man returns
into the state he was in before having been clothed by you.
Assuredly, just as from the Supreme Good comes only good,
and just as every good is from the Supreme Good, so from the
Supreme Being comes only being, and every being is from the
Supreme Being. Thus, since the Supreme Good is the Supreme
Being, it follows that every good thing is a being and every being
a good thing. Therefore, nothing and not-being are not goods,
even as they are not beings. And so nothing and not-being are not
from Him from whom comes only good and being.
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Peraltro, dato che lo spazio-tempo è una realtà percorribile e l’antimateria è anch’essa una realtà identificata come “materia che risale il tempo”, ovvero con freccia temporale invertita,  si dovrebbe presumere che il Big-Bang sia lo scontro di due masse, una di materia (più grande) e l’altra di antimateria più piccola, che dopo l’annichilimento totale di quest’ultima e parziale della prima, nonché dopo la relativa emissione di energia (raggi gamma), abbia dato luogo all’universo che conosciamo, e a quello che non conosciamo ancora (non solo perché ce lo esclude il cono di luce). Infatti, per effetti di “simmetria” al Big-Bang – dall’altra parte, per così dire, su un piano spazio temporale bidimensionale, deve opporsi un “Big-Crunch” (insomma Buco Bianco/Buco Nero viaggiano insieme) anche se essendo i raggi di curvatura estremamente ampi ed in continua espansione noi percepiamo l’universo come piatto e composto solo di materia, non riuscendo più a vedere l’energia “annichilita” che si conserva sotto varie forme radiative e non radiative (per es. cinetica in prossimità del Chrunch, etc.). In sostanza c’è una singolarità nell’universo, li dove è avvenuto il Big-Bang, più singolare delle altre, che separa il mondo della materia da quello dell’antimateria, il mondo che si espande da quello che implode (struttura toroidale : la mela sezionata!) e quella singolarità è il Punto Alfa, ma al tempo stesso (dall’altra parte – ovvero dalla parte prospettica del Buco Nero) è il punto Omega da cui tutto nasce e tutto ritorna “per fare nuova ogni cosa” attraverso lo sgretolamento, da un lato, dovuto all’effetto marea gravitazionale e all’emissione di “energia finissima” dall’altro, che superata una certa fase di opacità radiativa condensa poi in materia come la conosciamo. Questa singolarità più singolare delle altre -  a guisa della quale si realizzano localmente nello spazio-tempo altre “singolarità minori” dipendentemente dalla quantità locale di materia/energia (in teoria percepibile nella nostra realtà) ed antimateria/anti-energia  (non percepibile) – è l’unico punto nell’universo che attraverso la struttura della spazio tempo (un reticolo fatto da elementi di dimensione della scala di Planck e dove la propagazione delle sue vibrazioni/deformazioni viaggiano a velocità superluminale essendo la massa coinvolta nulla) è in contatto con ciascun altro punto esistente nello spazio tempo e permea anche gli interstizi subnucleari (membrane di  Bloch senza limiti fisici). Siamo abituati a pensare a questa singolarità del Big Bang in termini “statici”, come ad un fenomeno “contingente” piuttosto che “immanente”. Se fosse vero, invece, come le mie congetture suggeriscono che si tratti di un processo dinamico, quasi-ciclico, si avrà sempre in determinate condizioni e ad una certa distanza spazio-temporale dalla singolarità, dalla nostra parte sensibile, si formeranno mondi abitabili dove si svilupperanno esseri intelligenti capaci di osservare l’universo, comprenderlo ed apprezzarne la maestosità, piegando le ginocchia al pensiero di quel Punto Alfa-Omega che nel corso del processo raccoglie “informazioni” dalla materia che precipita su Esso e riemette, vede tutto e sa tutto essendo in contatto con ogni punto dello spazio-tempo, agendo da Collettore di Conoscenza che può mettere a disposizione di “esseri creati” al  fine di evolverli secondo un Suo piano evolutivo dell’intero universo.

Un simile modello euristico - non so se modellabile matematicamente – non implica un Essere che include il Suo Contrario; semmai glielo pone come “Subordinato” (per effetto di materia > antimateria) mette insieme i tradizionali modelli della Creazione Continua, degli Universi Aperti o Chiusi o Piatti, dà la possibilità di spiegare l’energia oscura e soprattutto, attraverso la coincidenza di Alfa/Omega come centro della Creazione realizza la Coincidentia Oppositorum, e apre immediatamente una sorta di connessione tra ogni possibile spiegazione scientifica e contesti filosofico-teologici. La Singolarità origina e sostiene tutte le cose, le permea in ogni momento e possiede in ogni momento tutta la conoscenza. Il Modello propone un Essere che evolve e supera l’evoluzionismo spenceriano e darwiniano inglobandoli e collocandosi vicino ai punti di vista di Teilhard de Chardin,  sostanzia quel passaggio sequenziale dall’energia alla materia, per trasformarsi attraverso l’evoluzione prima in biosfera e poi in noosfera, fino a giungere a una configurazione cristica che solo lontanamente, se male intesa,  può richiamare impostazioni panteistiche alla maniera di Spinoza o Giordano Bruno.

mercoledì 12 aprile 2017

INTERROGATIVI

1) IL DEBITO E' RICCHEZZA CHE GLI STATI HANNO POSTO NELLE MANI DEI PRIVATI?

Il Sole 24 Ore pubblica un articolo dal titolo "Una montagna alta 44mila miliardi di dollari. Ecco la mappa del debito pubblico mondiale" al link :
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-02-28/una-montagna-alta-44mila-miliardi-dollari-ecco-mappa-debito-pubblico-mondiale-104035.shtml?uuid=AEyJsze

2) NELLA MASSA DI RICCHEZZA CIRCOLANTE (carta moneta, titoli, moneta elettronica, etc.) NON DOVREBBERO ESSERE CONSIDERATI ANCHE I "DERIVATI" VALUTATI INTORNO A 700 MILA MILIARDI DI DOLLARI ( di fronte ai quali il problema del debito quasi scompare)?

3) CON LE ECONOMIE EMERGENTI QUESTA MASSA MONETARIA NON TENDERA' ALL'ESPANSIONE? E QUALI SONO I RISCHI (OLTRE CHE PER LE RISORSE DEL PIANETA) DI UNA TALE ESPANSIONE?

4) LA SOLIDARIETA' E CONDIVISIONE DELLA RICCHEZZA TRA I POPOLI - VISTI GLI EFFETTI DELLA CRISI - E' UNA VIA PRATICABILE?

5) DA QUESTO PUNTO DI VISTA LA GLOBALIZZAZIONE COME E' GOVERNATA?

6) CHI PUO' RISPONDERE A QUESTE DOMANDE?